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Mal di pietre

  • Uscita:
  • Durata: 120min.
  • Regia: Nicole Garcia
  • Cast: Marion Cotillard, Louis Garrel, Àlex Brendemühl, Brigitte Roüan, Victoire Du Bois, Aloïse Sauvage, Daniel Para, Jihwan Kim, Victor Quilichini, Brigitte Roüan, Victor Quilichini, Marion Cotillard
  • Prodotto nel: 2015 da LES PRODUCTIONS DU TRÉSOR
  • Distribuito da: GOOD FILMS (2017)
  • Tratto da: romanzo "Mal di pietre" di Milena Agus (ed. Nottetempo)

Film non più disponibile nelle sale

TRAMA

Gabrielle proviene da un piccolo villaggio del Sud della Francia, in un momento in cui il sogno del vero amore è considerato scandaloso, se non addirittura folle. Contro la volontà della ragazza, infatti, i genitori di Gabrielle hanno deciso di darla in sposa a José, onesto e amorevole contadino spagnolo, convinti che farà di lei una donna rispettabile. Tuttavia, quando Gabrielle viene mandata in un centro termale sulle Alpi per curare i suoi calcoli renali, la ragazza vede riaccendersi la passione sopita dopo l'incontro con André, un coraggioso veterano della guerra d'Indocina. Decisa a perseguire il proprio sogno d'amore Gabrielle, medita quindi di fuggire con André, svincolandosi così da un matrimonio che sembra renderla prigioniera...

Dalla critica

  • Cinematografo

    Non c’è molta differenza tra il Jean Marc che mentiva alla famiglia ne  L’avversario  e la Gabrielle che mente a se stessa in  Mal di pietre   di Nicole Garcia   (tratto dal romanzo della scrittrice sarda Milena Agus). I personaggi della regista francese soffrono di una forma di dissociazione dalla realtà. Vivono dentro un’ossessione che fa smarrire loro, pericolosamente, il contatto con le cose vere. Gabrielle (Marion Cotillard) fa parte della nutrita famiglia cinematografica delle ragazze interrotte. Potrebbe essere una delle  Girls Interrupted  di Mangold o la Golino di  Respiro .   Vive cioè a corrente alternata, un po’ dentro e un po’ (troppo) fuori. La giovane donna è strana, non sa gestire le sue passioni ma le lascia dilagare e poi deflagrare in atti inconsulti. Il suo problema? Ama senza contegno. Sarebbe bizzarra oggi, figuriamoci nella sonnacchiosa campagna provenzale dei ’50. Prima circuisce il professore di lettere, cui scrive lettere erotiche; poi un colonnello dell’esercito ( Louis Garrel ), incontrato in una clinica dove Gabrielle deve curarsi i calcoli. L’affezione in lei si manifesta come infezione e si risolve in affettazione. Gabrielle sembra potersi innamorare di tutti tranne che di suo marito, il devoto Jose ( Alex Brendemuhl ). Gabrielle è un personaggio da appendice solo in apparenza. La storia di questa donna, convinta di poter vivere unicamente un destino, l’ amour fou  del romanzo rosa, confligge e infine si affligge nella parabola feroce del film, che sbatte la verità in faccia a Gabrielle in un modo beffardo, brutale, persino canzonatorio. Il momento dell’agnizione nei film della Garcia è sempre uno shock. Il personaggio non può più fuggire, come fa Gabrielle ogni volta che la situazione non collima con il suo schema mentale. Per poter vivere deve uccidere  L’avversario , identificato erroneamente come l’altro quando invece è solo un altro se stesso. Questo pseudo melò aderisce a tutti gli stilemi di genere ma ne ribalta i presupposti. La magniloquente musica, i colori fiammanti di un paesaggio impressionista, la recitazione artefatta, l’esplosione di primi piani, allestiscono una scena posticcia, prefigurando le menzogne coltivate da una protagonista antipatica, così convinta di meritare una vita più autentica da non accorgersi di vivere una bugia. Quello di Marion Cotillard è un personaggio difficile da amare , anche se Louis Garrel riesce a fare di peggio anche stavolta. A conquistare e illuminare la scena è piuttosto Jose, il marito, l’uomo dei silenzi, della tenerezza. L’uomo  paziente.

  • Avvenire

    Attraverso il destino della protagonista, la regista racconta la dolorosa situazione di tante donne ancora in attesa di una liberazione che arriverà solo un decennio dopo, ma questo approccio non impedisce alla Garcia di entrare anche sotto la pelle di personaggi maschili, raccontati con affetto e sensibilità.

  • Corriere della Sera

    Traslocando passioni e speranze dalla Sardegna della Agus autrice del romanzo ispiratore alla Provenza anni 50, Nicole Garcia scrive il suo film più truffautiano, ma mette ancora troppi nastri al pacchetto, nascondendo il dolore del diverso. II suo è un bel mélo che si svolge a Davos nella clinica di 'Youth' di Sorrentino e forse della 'Cura dal benessere' di Verbinski, tutti debitori alla 'Montagna incantata' di Mann. (...) Di fantastica alchimia gli attori, Marion Cotillard e Louis Garrel, le cui pulsioni sessuali a carne viva procedono guardandoci negli occhi.

  • La Repubblica

    Mélo di 'amour fou' che si autodichiara fieramente tale, un omaggio alla tradizione romanesca apparentemente fuori-moda. Solo per quanto riguarda la storia, però, che allinea situazioni già viste. Al contrario, la forma filmica rivela una consapevolezza meta-testuale molto moderna le inquadrature sono composte con estrema esattezza; così come i gesti degli attori e le battute di dialogo, per nulla melodrammatici. In una parte per la quale un'attrice potrebbe uccidere, Cotillard si candida ad anti-eroina romantica del decennio.

  • La Stampa

    Chi ha paura del melò? Curioso come le più iperboliche cine-esibizioni di sesso e violenza siano comunemente accette, mentre quando a colorare lo schermo è la fiamma della passione, tutti ad arricciare il naso. Vedi l'accoglienza freddina riservata lo scorso maggio a Cannes a 'Mal de Pierre' di Nicole Garcia: a dispetto della luminosa incarnazione di Marion Cotillard, poca simpatia per Gabrielle, malata di calcoli ai reni ma soprattutto di mal d'amore; e tendenza a giustificarne i deliri in chiave di ribellione proto-femminista ai dettami di una società (siamo nella metà del Novecento) repressiva nei confronti della donna. Nell'ispirarsi al bel romanzo di Milena Agus (...), Nicole Garcia e il suo sceneggiatore abituale Jacques Fieschi hanno apportato notevoli cambiamenti. Nel libro - radicato nell'ambiente sardo, terra avita della scrittrice - a rievocare le traversie della nonna «pazza» è una nipote: per cui succede che il pur drammatico passato acquista una coloritura più leggera. Al contrario la Garcia, trasferendo il film nel contesto della Provenza della lavanda e del Mistral, affonda diretta nel melò concentrandosi sul tema di un distruttivo anelito di passione che miracolosamente riesce a tradursi in motore di cambiamento, di immaginazione, di vita. (...) Nella stratificata imbastitura non sempre tutto torna, ma come negare la suggestione di un film che rifiuta di piegare la follia dell'amore ai motivi della ragione?

  • Nazione-Carlino-Giorno

    Qualche ruvido passaggio è sempre recuperato dall'attenzione allo sguardo panico di Gabrielle, investita, più che circondata, dal paesaggio, campagne, marine, monti innevati. Per Marion Cotillard una prova profonda di grande sensibilità che evoca eroine disturbate da radici di libertà negate (la Lange di 'Frances', la Adjani di 'Adele H.').

  • Il Fatto Quotidiano

    Ispirato dal magnifico 'Mal di pietre' della sarda Milena Agus, il testo della Garcia trova sufficienti corde per vibrare ma altrettante occasioni mancate per colpire al cuore e alla testa come si vorrebbe, data la posta in gioco.

  • Libero

    Spiacerà a chi apprezza Marion Cotillard ma la ritiene un'attrice a corrente alternata (questo è uno dei suoi momenti depressi). Forse meritava una regia di maggior vigore e inventiva. Ma non poteva sperarla da Nicole Garcia (attrice bella e fascinosa negli anni 70 che come direttrice non è mai riuscita a decollare).

  • Il Giornale

    "Vibrante mélo d'altri tempi, la storia di una passione, che sfiora spesso il ridicolo, ma conserva una sua dignità.

  • Il Giornale

    (...) Nicole Garcia ha dato a Marion Cotillard un copione infarcito di lacrime e isteria (...).

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