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Boston - Caccia all'uomo

  • Uscita:
  • Durata: 127min.
  • Regia: Peter Berg
  • Cast: John Goodman, Mark Wahlberg, Kevin Bacon, J.K. Simmons, Michelle Monaghan, Melissa Benoist, Vincent Curatola, Alex Wolff, James Colby, Themo Melikidze, Jake Picking, Cliff Moylan, Rhet Kidd, Jimmy O. Yang, Rachel Brosnahan, Bo Cleary, Christopher O'Shea, Michael Beach, Lana Condor, Dzohkar Tsarnaev, John Fiore, Dean Neistat, Dicky Eklund Jr., Adam Trese, Billy Smith, Hampton Fluker, Jay Giannone, Matt Kutcher, David De Beck, David Ortiz, Tereza Kacerova, Paige MacLean, Curtis J. Bellafiore, Daniel Whelton, Elijah Guo, Martine Assaf, Kelby Turner Akin, Dustin Tucker, James L. Leite
  • Prodotto nel: 2016 da SCOTT STUBER, DYLAN CLARK, MARK WAHLBERG, STEPHEN LEVINSON, HUTCH PARKER, DOROTHY AUFIERO, MICHAEL RADUTZKY PER CLOSEST TO THE HOLE, LEVERAGE ENTERTAINMENT, BLUEGRASS FILMS, HUTCH PARKER ENTERTAINMENT
  • Distribuito da: 01 DISTRIBUTION (2017)
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Film non più disponibile nelle sale

TRAMA

Cronaca dell'attentato alla Maratona di Boston nel 2013, e le storie degli eroi di tutti i giorni che ispirarono il mondo nelle incredibili ore successive all'evento. Il sergente di polizia Tommy Saunders, subito dopo l'odioso atto di terrorismo, si unisce a un gruppo composto da personale medico, investigatori e coraggiosi sopravvissuti, in una corsa contro il tempo per scovare gli attentatori prima che colpiscano di nuovo. Il film, tessendo insieme le storie dell'agente speciale Richard Deslauriers, del commissario della polizia di Boston Ed Davis, del sergente Jeffrey Pugliese e dell'infermiera Carol Saunders racconta, in una cronaca rigorosa e ricca di suspence, la più sofisticata caccia all'uomo nella storia della polizia e la forza dei cittadini di Boston.

Dalla critica

  • Cinematografo

    Boston – Caccia all’uomo di Peter Berg prende le mosse dalle parole del sopravvissuto Patrick Downes :  “Due persone hanno impiegato giorni, settimane, per pianificare il loro atto d’odio, e invece l’amore ha saputo reagire in un istante”. Sì, perché Patriots Day (questo il titolo originale, meno “sminuente” della “traduzione” italiana) è il film con cui il regista di Lone Survivor e Deepwater Horizon torna all’attentato della maratona di Boston, avvenuto esattamente quattro anni fa, il 15 aprile 2013, ad opera dei due fratelli Tsarnaev, musulmani di origine cecena. E seppur non allontanandosi di un centimetro dal solito cinema muscolare, teso, dal montaggio serrato, declinato al thriller e inevitabilmente patriottico (nel senso più nobile del termine, però), Peter Berg va in cerca di quel profondo senso di unione, della capacità di reazione, solidarietà e cooperazione che ha contraddistinto la città di Boston in quei giorni. E che siano proprio la città, le sue anime più disparate, i veri protagonisti del film, lo comprendiamo sin da subito. Grazie al prologo, in cui facciamo rapida conoscenza dei vari personaggi, dapprima separati e ignari dell’esistenza degli altri, poi – in un modo o nell’altro – tutti coinvolti nel tragico, duplice scoppio sulla linea del traguardo a Boylston Street, vicino a Copley Square: 3 morti, 264 feriti. E un’indagine da portare avanti in rapidissimo tempo per risalire all’identità dei responsabili della strage. È da qui che il mosaico filmico inizia a comporsi, con ottimi risultati: Tommy Saunders, il poliziotto interpretato da Mark Wahlberg (nato e cresciuto a Boston, al terzo film con il regista) è l’unico personaggio “di finzione”, seppur summa di più agenti impegnati nel caos di quei giorni, in un certo senso sintesi e portabandiera di un’intera collettività, infortunato e claudicante già prima del tragico evento, metafora di un luogo ferito ma non per questo domo. Capace di rialzarsi, appunto, grazie all’apporto simultaneo, spontaneo e immediato, della comunità tutta, con soccorritori e forze dell’ordine in prima linea. “L’unico modo per far funzionare questo film era rendere la città di Boston un vero e proprio personaggio. Avevamo bisogno di quei cittadini, e avevamo il dovere di farlo bene per loro”, dice Berg nelle note di regia. Che non dimentica, prima dei titoli di coda, di aggiungere le testimonianze reali delle persone che poco prima aveva raccontato: dai coniugi Patrick Downes e Jessica Kensky (entrambi feriti gravemente e costretti all’amputazione delle gambe) al giovane Dun Meng (rapito dagli attentatori in fuga, capace di sfuggirgli e di avvertire le autorità prima che riuscissero a raggiungere New York, decisi a piazzare altri ordigni), fino naturalmente al commissario di polizia di Boston, Ed Davis (interpretato da John Goodman), al sergente della polizia di Watertown Jeffrey Pugliese (J.K. Simmons) e all’agente speciale dell’FBI Richard DesLauriers, interpretato da Kevin Bacon che, ironia della sorte, era anche nel cast del recente Black Mass , il film sul gangster James ‘Whitey’ Bulger, arrestato proprio dallo stesso DesLauriers. Kevin Bacon in una scena del film In quei 4-5 giorni successivi all’attentato, dentro un capannone allestito come centro operativo per gli oltre 2.500 agenti dei vari corpi impegnati nell’indagine, proprio DesLauriers ha avuto il delicato e difficile ruolo di comando: ricreando sul pavimento (in stile Dogville , per intendersi) la scena dell’esplosione, supportato dalla memoria “urbana” di Saunders, riesce attraverso le telecamere di sorveglianza dei negozi limitrofi a individuare i due sospettati principali, responsabili del “più grave atto terroristico su suolo americano dopo l’11 settembre”. E nel tratteggio dei due fratelli Tsarnaev, con il minore più succube e l’ambiguità della moglie del convinto Tamerlan, l’americana Katherine Russell, convertita all’Islam, Peter Berg costruisce in un’unica sequenza il momento più politico ed ideologico di Boston – Caccia all’uomo , quando la donna viene interrogata da una fantomatica agente dell’antiterrorismo, sedicente musulmana: “Io sono nata in un container con la scritta Unicef sulle pareti, tu in una stanza con i fiori e i palloncini colorati”. Perché l’odio, a quanto pare, può sedimentarsi anche nell’agio. Ma ha bisogno di molto tempo per essere coltivato. Mentre il bene, il bene no, il bene è capace di esplodere in un’istante. “E’ stato il momento peggiore della nostra vita, ma in qualche modo anche il migliore – dice Jessica Kensky, sopravvissuta e rimasta senza entrambe le gambe –. Dopo aver ricevuto così tanta cura e attenzioni, non potevo far altro che alzarmi dal letto e riprovarci, e provare a rendere questo mondo migliore per gli altri”. United We Stand, Divided We Fall.

  • Corriere della Sera

    Anche sapendo il finale, il film visto come thriller, è di tensione notevole (il povero cinese rapito), riesce ad astrarsi dalla denuncia del fatto più clamoroso dopo le Torri gemelle: sposa la causa sociale del realismo in senso orario e morale, cita il presidente Obama che sembra già un lontano ricordo ma sta alla base del nucleo narrativo ed etico del film. In coda anche il documento: cos'è più vero? Un cast virile degno di un western: Kevin Bacon è il cacciatore di taglie e preziosissimi sono il grandioso John Goodman e J K. Simmons, sadico maestro di Whiplash.

  • La Repubblica

    Il film segue principalmente le orme dell'agente Mark Wahlberg, che da campione di provvedimenti disciplinari diventa eroe e simbolo di patriottismo (ma il luminoso ancorché controverso esempio di Clint Eastwood è ben lontano) e attorno si muovono altre figure delle forze dell'ordine o dell'amministrazione (Kevin Bacon, John Goodman) coinvolte nelle ore concitate della caccia ai colpevoli. Film di scarso valore e interesse.

  • La Stampa

    Voluto e prodotto da Mark Whalberg, bostoniano doc, il thriller di Peter Berg ricostruisce i fatti della 117a Maratona, quando a corsa quasi terminata due ordigni esplosero in prossimità del traguardo provocando la morte di 3 persone e oltre 200 feriti; poi con piglio altrettanto teso passa a raccontare la serrata ricerca dei terroristi (...). Tutto sullo schermo è abilmente riprodotto con accuratezza documentaria, mescolando immagini di repertorio (incluso lo spezzone di un accorato discorso di Obama) a scene ritagliate durante la maratona del 2016; e con personaggi che rispecchiano per lo più figure reali, salvo Tommy Saunders, un detective locale il cui contributo è decisivo per individuare i colpevoli. Whalberg lo incarna con naturalistica semplicità, facendo del suo eroe il simbolo di un ricompattato spirito cittadino che è il vero protagonista del film. «La grande verità - scriveva un cronista dopo la strage - è che le società libere (leggi, gli Usa) sono più forti e resistenti di coloro che le attaccano». Facendo suo il patriottico aforisma il film risulta troppo programmatico, quasi una sorta di manifesto autocelebrativo: il che dal punto di vista artistico rappresenta il suo limite. Ma dal punto di vista dei contenuti il guaio non è tanto che un idealizzato fantasma del sogno americano riappaia quando la nazione è colpita; il guaio è che, emergenze a parte, sia bello che defunto.

  • Nazione-Carlino-Giorno

    Cinema civile innestato in un thriller d'azione sul tema più scottante (e gettonabile) tra il pubblico nel mondo occidentale, il terrorismo cieco nelle metropoli. (...) Berg, patriota fuciliere del cinema Usa ('The Kingdom', 'Deepwater Horizon'), aumenta la realtà dei documenti in cerca d'un posto tra Oliver Stone e Clint Eastwood.

  • Il Messaggero

    Berg orchestra un film eccellente, fiero e problematico, dove vediamo il tinello del terrorista (i fratelli integralisti islamici sono ripresi nella loro intimità, mettendoci a disagio perché umani e a volte pure spiritosi) a due numeri civici di distanza dagli 'infedeli' da eliminare. E qualcosa che stiamo sperimentando anche noi europei, vedi i recenti attentati a Londra e Stoccolma. Il regista vuole il patriottismo e lo trova, ma quella che filma è soprattutto la reazione di una nazione che zoppica, sente dolore dappertutto, ha falle nell'intelligence (il fratello più grande Tamerlan Tsarnaev era già schedato) e schiera poliziotti sovrappeso messi in crisi da due ragazzini, addirittura capaci di spararsi tra poliziotti come in una comica di Chaplin. Wahlberg, protagonista del Trittico di Berg, è ancora perfetto come star della porta accanto. Dalle montagne dell'Afghanistan, alle strade di Boston. Si chiude la Trilogia di Berg e Wahlberg. Il pubblico Usa (e anche gli Oscar) hanno rifiutato categoricamente. Peccato perché stiamo dalle parti del grande cinema americano.

  • Libero

    Circa quattro anni fa a Boston, il 15 aprile del 2013, ci fu la strage. La ricordano tanti, quella maratona conclusasi in tragedia. Due bombe, messe lì da due fratelli di origine cecena, deflagrarono. Bilancio: tre morti (tra cui un bambino di ono anni) e 264 feriti. Dopo il massacro la caccia. L'intera città che aveva dato i natali all'America si mobilitò alla ricerca dei maledetti che l'avevano ferita. Figuriamoci se Hollywood non saltava sull'idea di imbastirci sopra un film ad alto budget. Non un instant movie (che come si sa costano poco, ma non rendono nulla) no, un filmone che tramutasse il bagno di sangue in una montagna di quattrini (secondo un'etica molto americana e passabilmente cinica). Ed eccola qui, la Boston story programmata al quarto anniversario della strage. Commissionata giustamente a un regista, Peter Berg, votato all'azione, e propenso a far sventolare sull'azione le bandiere a stelle e strisce (...). Bene, Berg s'è rivelato l'uomo giusto sul film giusto. Racconta bene, e sa ben immergere il pubblico nel vivo del fattaccio. Il film dura due ore e tredici, l'azione quasi quattro giorni. Alcuni dei quali a mettere in scena, prima del botto, personaggi che dopo il botto avranno parecchio da fare. (...) Come è raccontata la caccia? Bene, meglio del previsto. Peter Berg, per molti di noi è stato ritenuto solo un robusto mestierante, un ottimo regista di B applicato, con non disprezzabili risultati al cinema dei serie A. Ma in 'Boston' si rivela qualcosa di più. La conosce il Peter l'alchimia dell'odierno grosso film d'azione. Nelle due ore ha messo molta carne al fuoco, ma l'ha saputa cucinare bene. Gli amatori dell'effettaccio del grand guignol saranno satollati dalle panoramiche del dopo botto (sangue che scorre a fiumi, corpi dilaniati, braccia mozze in primo piano). Chi apprezza la ricostruzione rigorosa, sarà servito dagli inserti documentari sulla maratona (anche se la gara che vediamo sullo schermo non è quella del 2013, ma una più recente). E le americanate? sono ridotte al minimo necessario (lo scenario di Berg e Matt Cook ha pescato a piene mani sulle testimonianze di quell'aprile 2013).

  • Il Giornale

    Una pellicola, purtroppo, quanto mai attuale. E, proprio per questo, necessaria. Perché al di là di quanto i giornali e le televisioni riescano a mostrare e raccontare, un film così dettagliato, che ti fa entrare, quasi in prima persona, nel dietro le quinte di un attentato terroristico, come fosse un documentario (privilegiando le riprese con la macchina a spalla), facendoti vedere le diverse angolazioni di pensiero e azione dei soggetti coinvolti (terroristi, vittime, forze dell'ordine), è un documento che andrebbe visto, magari proiettato nelle scuole, per capire meglio certe logiche spiazzanti. (...) Un film del quale sai già il tragico bilancio (i due terroristi, quel giorno, uccisero tre persone e ne ferirono ben 264) e il drammatico epilogo, essendo una storia vera, ma che ti incolla alla poltrona in maniera adrenalinica, creando suspense, puntando molto, quasi tutto, sulla umanità dei protagonisti, inquadrandoli nel loro ambiente famigliare. Perché prima di vedere e giudicare, bisogna cercare di capire. (...) le vere protagoniste sono le immagini. Quelle del dopobomba, in particolare, con i cadaveri, i soccorsi, lo smarrimento di essere stati colpiti durante una festa sportiva, le indagini concitate (interessante vedere come si sia riusciti a dare un volto agli attentatori), la fuga dei due criminali, il sequestro di un ostaggio, lo scontro a fuoco prima della loro cattura. Tutto vero, ma girato come se si trattasse di un thriller emozionante. Purtroppo, la realtà aveva già superato la fantasia.

  • Il Mattino

    Berg, ex attore specializzatosi nella regia di thriller-verità, non è tagliato per chiaroscuri psicologici e equilibrismi politici. Lo conferma «Boston - Caccia all'uomo» che chiude la trilogia di «Lone Survivor» e «Deepwater - Inferno sull'oceano» ricostruendo il sanguinoso attentato terroristico messo in atto il 15 aprile 2013 dai fratelli ceceni Tsamaeva pochi passi dal traguardo della maratona di Boston. (...) Non si va al di là dell' efficacia di ritmo, recitazioni e montaggio ad alto tasso adrenalinici, ma non si capisce perché costituirebbe un grave demerito l'aver sottolineato la feroce matrice islamica dell'attentato.

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